Agosto 2021, Afghanistan, a distanza di anni siamo ritornati alle origini con una grande differenza però i Talebani oggi sono più pronti, ci hanno studiato o almeno pensano così!
Abbiamo studiato il fenomeno con i membri “selected” del Centro Studi Performance, un gruppo di professionisti scelti e selezionati che usano in performance management per il cambio culturale che il paese richiede. Attraverso studio ed impegno sociale attuiamo strategie manageriali per rendere più efficiente e performante il senso civico a supporto della collettività.
Nello studio sono emerse alcune considerazioni.
I talebani sono stati indotti da un Delirio di Onnipotenza di altri o sono vittime di un Paradosso di Onnipotenza, pensando di aver imparato l’arte della negoziazione. Sono rimasti silenti ad attendere il momento migliore per uscire fuori.
Tony Cozzolino, imprenditore e membro “selected” del Centro Studi Performance di 4MAN spiega così il suo punto di vista: “Personalmente al di là là del problema sociale a seguito dell’invasione di Kabul da parte dei talebani, mi sono posto subito due domande: come mai gli USA erano impreparati?
come mai gli stati euro non si sono mobilitati preventivamente avendo le proprie ambasciate li in quelle città così strategiche?
A queste due domande mi sono dato una sola risposta.
Ci sono delle attività che smuovono le grandi somme di denaro :
1 Armi
2 Droga
E se questa fosse una operazione di Missdirection internazionale in cui lo scambio di Armi per Droga sia la base per una strategia che punta ai massimi sistemi economici?”
– Se non puoi battere in tuo nemico alleati con lui –
Luigi Aliano, HR Manager riconosciuto a livello nazionale allarga la visuale:
“La vicenda ha dell’incredibile com’è possibile che un gruppo di uomini scarsamente organizzati e dal profilo incerto possa avere la meglio su un esercito strutturato?
Penso vi siano delle forze apparentemente occulte che stiano manovrando l’operazione di presa di potere dei talebani. Penso alla grandi potenze internazionali che evidentemente hanno assecondato e sostenuto l’ascesa dei talebani.
C’è un paradosso in tutta questa storia: Le donne.
Ci mettono al mondo, a loro è affidata la responsabilità della VITA ci portano in grembo per nove lunghi mesi, ci proteggono tra le loro braccia, ci consolano, asciugano le nostre lacrime fanno di noi gli uomini e le donne che siamo. Darebbero la loro stessa vita per salvare la nostra eppure siamo pronti, come in questo caso, ad umiliarle ad annullare la loro identità a farle sentire figlie di un DIO minore, asservite al volere del maschio.
In molte culture le donne sono talmente invisibili da essere quasi delle entità astratte penso al burka che è l’emblema del paradosso il cui significato è chiaro ‘tu donna non sei legittimata ad avere una propria fisicità, una propria identità. Fuori dalle mura domestiche la donna non ha un ruolo, in casa invece è madre, moglie, compagna colei a cui affidiamo la vita dei nostri figli!
Questo è proprio delirio di onnipotenza, sono dalla parte della resistenza femminile afgana e di tutte le donne e uomini che lottano per la propria libertà”
Il paradosso dell’onnipotenza è un noto paradosso teologico e filosofico formulato in diverse modalità:
si chiede se un ente onnipotente (un Dio) possa creare un oggetto dotato di una caratteristica tale da mettere in crisi la sua stessa onnipotenza (ad esempio un sasso tanto pesante da essere inamovibile, o una struttura indistruttibile).
La risposta che se ne ricava è la non esistenza dell’onnipotenza (si tratta quindi di un paradosso negativo o logico) perché se l’ente non è in grado di creare tale oggetto non sarebbe onnipotente, mentre se lo creasse avrebbe creato un qualcosa che di fatto limita la sua onnipotenza sconfessandola come tale; nel corso dei secoli sono state date diverse risposte e confutazioni.
DAL PARADOSSO DELL’ONNIPOTENZA AL MARKETING VITTIMA DELL’IGNORANZA vittima dell’ignoranza
Nel 1980 l’ignoranza del popolo Americano ha causato il più grande fallimento di marketing.
In quegli anni una catena americana di fast food la AW decide di sfidare il colosso McDonalds.
Crearono un panino che aveva più carne, era più grosso ed era più buono tanto che in una sfida al buio le persone sceglievano questo panino invece che il panino di McDonalds
Lo Misero allo stesso prezzo e pure non riuscivano a venderlo, perché?
Attraverso un gruppo di discussione trovarono il motivo
Il peso della carne era espresso in frazioni di libbre:
1/3 per AW
1/4 per McDonalds
Ma gli americani non conoscevano bene la matematica ed oltre il 50% degli intervistati si chiese perché doveva scegliere di mangiare 1/3 di libbra quando allo stesso prezzo poteva mangiarne 1/4
Cosa hanno in comune il Paradosso dell’onnipotenza, il fallimento di Marketing degli americani ed i Talebani in Afghanistan?
LE DONNE AFGANE, ULTIMO BALUARDO DELLA RESISTENZA DEMOCRATICA
In un articolo del Mattino si legge una storia di grande coraggio e senso di responsabilità, attaccamento a quei valori che abbiamo portato con la forza in quei luoghi.
DONNE, LE PROTAGONISTE
Il Paradosso dell’onnipotenza è dimostrare al mondo intero di non aver paura.
Resistere per non soccombere.
Questo lo spirito delle donne in Afghanistan, dopo lo shock e il terrore che hanno accompagnato la presa di Kabul da parte dei talebani, la scorsa domenica, e la proclamazione della rinascita dell’Emirato islamico.
Le immagini che hanno fatto il giro del mondo mostrano l’aeroporto di Kabul e i velivoli sulla pista presi d’assalto da uomini di ogni età. Pochissime le donne riprese nei video amatoriali già diventati pezzi di storia.
Ma non è mancata la reazione delle afghane.
Una resistenza contagiosa che deve smuovere le coscienze.
LE AZIONI
Una delle prime a rispondere è stata Zarifa Ghafari, che a soli 27 anni è la sindaca più giovane dell’Afghanistan, nella provincia di Maidan Wardak. In carica dal 2018, appena 24enne, conosce bene la furia dei talebani che le hanno ucciso, lo scorso anno, il padre.
“Verranno per le persone come me e mi uccideranno” ha dichiarato “Sono seduta qui in attesa che arrivino. Non c’è nessuno che aiuti me o la mia famiglia. Sto con loro e mio marito. Non posso lasciarli. E comunque, dove andrei?“
Da settimane la giovane donna denuncia il pericolo di ritorsioni. Ora il suo ultimo appello. L’immagine di Zarifa Ghafari è quella di una sindaca impegnata nel proprio ruolo istituzionale, ma anche di ragazza ventenne che ha speranza nel futuro. In una delle foto tratte dal suo profilo Twitter è ritratta seduta su un muretto, mentre dà le spalle al tramonto sulla sua città, Maidan Shahr, con il velo che le copre i capelli e la mascherina anti-Covid in mano. Le donne nel mondo delle istituzioni sono pronte a non rinunciare alle conquiste ottenute in vent’anni. Già lo scorso venerdì l’International Association of Women Judges aveva avvertito il pericolo che avrebbero corso quelle che ricoprono questa carica così come i loro familiari. Si stima che in Afghanistan vi siano circa 270 donne giudici, in tutti i livelli del potere giuridico, e che almeno un centinaio facciano parte dell’Afghan Women Judges Association. Soltanto a gennaio due donne entrambe giudici presso la Corte Suprema sono state uccise in pieno centro a Kabul.
Il mondo dell’informazione è tra i settori che più di tutti teme il bavaglio dei talebani in nome del rispetto della religione islamica. Ed è proprio nel giornalismo che le donne afghane hanno saputo maggiormente affermarsi. La prova è arrivata grazie a Tolo TV, la più importante emittente indipendente del paese. Ieri Beheshta Arghand è andata in onda come tutti i giorni, a volto e collo scoperti, truccata, e ha intervistato Maulvi Abdulhad Hemad, alto funzionario dei talebani, che ha incalzato con domande sul futuro delle donne. Per tutta la giornata le giornaliste di Tolo TV hanno continuato a fare il loro lavoro. La cronista Hasiba Atakpal ha raccontato della situazione a Kabul con un collegamento dal bazar, riferendo che «il numero di donne in città è diminuito dall’ingresso dei talebani».
LA POLITICA DEL FALLIMENTO O IL FALLIMENTO DELLA POLITICA
Anche chi non è più in politica non vuole arrendersi ed è pronto ad assumersi le proprie responsabilità, a volte più obiettivamente degli uomini. Hosna Jalil è stata vice-ministro dell’Interno, prima donna a ricoprire una carica così alta all’interno del dicastero. A lei è stata affidata la delega agli Affari femminili e si è contraddistinta per aver visitato 26 dei 34 distretti che compongono l’Afghanistan, cosa mai fatta dai suoi colleghi uomini. Il suo giudizio è lapidario. “Considerando che ci siamo arresi senza alcuna resistenza, direi che non abbiamo fallito militarmente, ma abbiamo fallito politicamente”, ha dichiarato. L’istruzione è l’altra grande incognita. Sono di ieri i video in cui si vedono bambine e ragazze andare a scuola con l’hijab e non con il burqa, ma i timori restano. I presidi sono tra le figure più prese di mira dai talebani, soprattutto quelli degli istituti femminili. Se poi sono dirigenti scolastici donne il pericolo è ancora maggiore. Lailuma Khaliqyar è stata inserita nella lista dei migliori presidi dell’Afghanistan e teme che la sua scuola femminile, nella provincia di Parwan, venga fatta chiudere. Per adesso la sua scuola resta aperta, ma non sa per quanto. Anche lo sport non vuole cedere all’oscurantismo talebano. Dopo l’appello delle giocatrici di calcio, è arrivato quello di Zakia Khudadadi, prima atleta afghana a qualificarsi per le Paralimpiadi, in programma a Tokyo dal 24 agosto. “Ho ancora fiducia, vi prego: aiutatemi a partecipare. È il mio sogno, ho lottato 5 anni per arrivare dove sono», ha detto la lottatrice di taekwondo”.
Ci sarà un tempo per le analisi politiche questo però è il momento di darci da fare per sensibilizzare e fare rumore. ci sono ancora molti connazionali in pericolo e tutti coloro che in questi 20 anni hanno supportato le missioni a causa del nuovo regime, oggi, rischiano la vita in quel martoriato Paese, soprattutto perché hanno prestato aiuto ai nostri contingenti militari.
Chi ci ha aiutato è perché credeva nella democrazia e provava a contribuire alla creazione di un Afghanistan democratico, ed ora non può essere lasciato solo.
In una nota del delegato Anci per l’Immigrazione Matteo Biffoni, il quale ieri affermava che “i sindaci italiani sono pronti a fare la loro parte nell’accogliere le famiglie afghane,” oggi in qualità di Amministratore della 4 M.A.N. Consulting mi sono attivato per dare anche noi il nostro contributo.
Sono anni che mettiamo LE PERSONE AL CENTRO ed oggi più che mai dobbiamo provare a dare un contributo di valore.
Sono anni che mettiamo LE PERSONE AL CENTRO ed oggi più che mai dobbiamo provare a dare un contributo di valore.
La conoscenza rende liberi e solo con la cultura possiamo puntare a risvegliare le coscienze.