“Il Grande Libro dell’Autosufficienza” di John Seymour Per leggere questo articolo impiegherai: 1 minuti e 15 secondi

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Come superare la crisi rispettando l’ambiente, questo sarebbe potuto essere un titolo alternativo per “Il Grande Libro dell’Autosufficienza” scritto da John Seymour.

Perché? Facile spiegarlo: i due problemi (quello della crisi e quello dei danni ambientali) sono connessi tra di loro.

Gli uomini sono ormai abituati a vivere in organizzazioni, sono diventate un ingranaggio nel grande meccanismo sociale che dovrebbe (è d’obbligo l’uso del condizionale) dedicarsi a loro in maniera totale. Accade però che, in una situazione storica come quella che viviamo oggi, la crisi economica costringe molte persone, e gli stessi Stati, a dover rivedere i loro progetti, e allora che si fa? Aumenta la disoccupazione, diminuiscono le entrare, si sfrutta chi ha ancora un posto di lavoro decente, tutte situazioni che l’organizzazione nella quale viviamo non avrebbero (altro condizionale necessario) dovuto permettere!

A questo punto è più facile star lì a lamentarsi o rimboccarsi le maniche ed agire? La pigrizia dei nostri giorni non ci avrebbe fatto neppure finire di leggere la domanda, cosa più che sbagliata!

John Seymour è un profondo sostenitore dell’idea che gli uomini possono modificare la direzione nella quale si muove il mondo semplicemente tramite le loro azioni, a patto di assumersene tutte le responsabilità e avendo fiducia in se stessi e nelle proprie capacità.

Ma cosa c’entra l’ambiente?

Il suo sfruttamento è un altro dei “doni” che l’organizzazione nella quale viviamo ci regala, destinando le future generazioni a non riconoscere più il mondo per come è oggi e, ancor di più, per come era prima, a meno che gli uomini non decidano davvero di affrontare e trasformare la situazione.

Ma qual è la soluzione?

Uno stile di vita completamente nuovo o, per meglio dire, vintage, che fa ritornare di moda il contatto con la natura e con tutte quelle piccole cose che il mondo frenetico nel quale viviamo oggi ha cancellato, si spera non per sempre.

E’ questo, dunque, il segreto di una vita dedita all’autosufficienza, di cui John Seymour è pioniere; un’esistenza dove si rifiuta di essere parte di quell’organizzazione che, sempre più spesso, non riesce a soddisfare i bisogni fondamentali dell’essere umano.

Non è, quello dell’autosufficienza, un modo di vivere nel quale a trionfare sono la povertà o, peggio ancora, l’avarizia, ma è un modo per essere se stessi in maniera autentica; un elogio alla creatività, la certezza di poter riprendere in mano la propria vita godendo di quel benessere vero e di quella piena realizzazione di sé che la ricerca ossessiva della ricchezza e dell’ostentazione che avviene ai giorni nostri non potrà mai cancellare.

 

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