Il folle gesto del campione di basket e come un Coach poteva salvarlo La stella del basket italiano sferra un pugno a Kok e dice addio agli Europei. Come sarebbero andate le cose con un Coach?

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È notizia di questi giorni che il campione della Nazionale italiana Danilo Gallinari non sarà presente ai prossimi Europei di basket.

Il motivo?

Un infortunio alla mano che gli impedirà di proseguire la preparazione con la squadra e di poter dare il proprio contributo.

La notizia in sé sarebbe stata archiviata come un un classico evento sfortunato ma tutto sommato casuale se fosse avvenuto in una normale azione di gioco.

È invece diventata un caso per come il giocatore si è procurato l’infortunio.

Il pugno di Gallinari a Kok: com’è andata

Gallinari non giocherà  l’Europeo di basket per una frattura alla mano che si è procurato per un pugno all’avversario Jito Kok in un’amichevole di preparazione.

Un gesto di reazione in seguito ad un contatto di gioco che ha fatto saltare i nervi al nuovo acquisto dei Los Angeles Clippers.

Un pugno che gli è costato l’espulsione dalla partita, l’infortunio e la rinuncia agli Europei.

Un gesto che ha scatenato i commenti di tante persone divise tra chi si è accanito contro il giocatore e chi invece ha dato un’interpretazione più comprensiva.

Lo stesso Ettore Messina, coach della Nazionale Italiana di basket ed assitant coach dei Sant’Antonio Spurs, ha prima avuto parole morbide per poi cambiare tono nell’intervista successiva.

Ma al di là delle facili condanne o giustificazioni per il gesto antisportivo, analizziamo il caso dal punto di vista del Coaching.

Il pugno di Gallinari a Kok: come è andata secondo un Coach

Rivedendo il video dell’episodio ho iniziato a farmi qualche domanda.

Come si può interpretare questo comportamento?

In che modo si poteva prevedere ed evitare?

Che cosa si può dire ad un giocatore che – a causa di questa pazzia – si frattura la mano e deve lasciare la squadra prima di una manifestazione così importante?

Non possiamo entrare nella testa di Gallinari e sapere cosa di preciso ha generato un comportamento simile.

Quello che possiamo fare di utile è valutare in maniera obiettiva gli effetti del suo comportamento sulle persone e sull’ambiente circostante.

Un gesto del genere è come un sasso lanciato in uno stagno: quali sono gli effetti delle onde sull’acqua?

    1. Effetti su Gallinari: fisicamente si è infortunato, professionalmente ha perso un’occasione importante per la sua carriera, si è causato un calo di popolarità sportiva e personale. In più, il suo comportamento potrebbe avere una serie di ripercussioni sulla sua autostima ed autoefficacia.
    2. Gli effetti sull’ambiente circostante: Gallinari è un giocatore il cui valore va ben oltre le qualità tecniche data la sua la leadership conquistata nella Nazionale italiana. Come giocatore resta sempre un punto di riferimento anche se col suo comportamento ha dimostrato di aver gestito male il suo stato emotivo, che rappresenta una delle qualità fondamentali che ogni leader non può permettersi di trascurare.
    3. Gli effetti sulla percezione che le persone hanno di lui: il pugno a Kok non è passato inosservato e ha avuto un grande risalto mediatico trascinando Gallinari sotto i riflettori. Di certo stiamo parlando di un professionista capace di gestire la pressione, tuttavia  un leader – soprattutto dopo aver commesso un errore lampante – deve saper “incassare il colpo” ed orientare il proprio comportamento assumendosi la responsabilità delle proprie azioni e delle relative conseguenze.

Che cosa ne pensi di questi 3 aspetti analizzati?

Pensaci bene perché da coach professionista e da ex giocatore ed allenatore di basket voglio spingermi ancora oltre.

Ora la questione è: era prevedibile una reazione del genere? Si poteva evitare?

E soprattutto: era sotto il controllo di Gallinari cedere all’impulso di dare un pugno a Kok?

Il pungo di Gallinari a Kok: come un Coach può farti vincere


Uno degli aspetti fondamentali del coaching consiste proprio nel portare le persone a prendere il 100% del controllo di tutte le cose che sono sotto il loro diretto controllo.

E…sì, lo stato emotivo è una di queste!

In più, con un lavoro di coaching è possibile prepararsi al meglio nei confronti degli eventi che vanno oltre il nostro controllo e la nostra capacità di previsione, nello sport come in tutti gli ambiti della vita.

Fare un lavoro preventivo su questi aspetti riduce sicuramente la possibilità di poter compiere azioni che potrebbero danneggiare te e chi ti sta intorno.

E ho detto “riduce” non a caso.

Questo perché chiunque può sbagliare.

Ed è qui che un coach diventa nuovamente fondamentale.

Come sarebbe andata se Gallinari avesse potuto fare uno schiocco di dita ed entrare subito in uno stato emotivo potenziante, energico e positivo?

Come si sarebbe comportato se un coach gli avesse dato l’abilità di spostare all’istante l’impulso a dare un pugno a Kok verso un’azione utile per sé e per la sua squadra?

E quando parlo di “schiocco di dita” e di “istante” lo dico davvero.

Chi sa usare gli strumenti del coaching ci mette meno di un minuto ad entrare nello stato emotivo desiderato e può accedere da subito alle risorse che vuole.

Non è magia, è strategia.

Ed un coach può fartela toccare con mano in una sola sessione.

Ad Maiora

Dr. Roberto Castaldo

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